MESSAGGIO DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO I

AL PIO POPOLO GRECO
(Fanar, 30 aprile 2004)

Da alcuni anni esiste un contrasto tra il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e la Chiesa Autocefala di Grecia riguardo alcune interpretazioni sorte ultimamante da parte di quest’ultima riguardo il Tomo Sinodale del 1850, con cui fu concessa l’Autocefalia alla Chiesa dell’allora Stato Greco, e l’Atto Patriarcale e Sinodale del 1928, con cui il Patriarcato Ecumenico ha concesso - sotto alcune condizioni molto precise e ben chiare - l’amministrazione delle sue Metropolie nella Grecia Settentrionale (Nuove Terre) alla Chiesa Autocefala di Grecia, nominandola suo commisario a tempo opportumo, rimanendosi, però, allo stesso tempo diocesi del Trono Ecumenico a tutti gli effetti.. Il 30 aprile 2004, il Sacro e Santo Sinodo Maggiore della Gerarchia del Trono Ecumenico, presieduto da Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I a Fanar, ha deciso unanimamente di togliare la comunione liturgica ed amministrativa con Sua Beatitudine l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Christodoulos, dopo l’elezione da parte del Sinodo della Chiesa Autocefala di Grecia, su proposta di S.B., di tre Metropoliti per le Metropolie vacanti di Thessalonica, Eleuteropoli e Servia-Cozane, che dipendono canonicamente ed ecclesiasticamente dal Patriarcato Ecuemnico,il quale aveva chiesto da Atene di non procedere a tali elezioni, considerate da quest’ultimo anticanoniche. Dopo sviluppi interiori su tale crisi ecclesiastica, in cui sono intervenuti il Governo Ellenico e tanti illustre personalità, chierici e laici, il Sinodo della Gerarchia della Chiesa Autocefala di Grecia, su proposta di S.B. l’Arcivescovo di Atene, ha riconosciuto ufficialmente ed ha confermato in unanimità i diritti del Patriarcato Ecuemnico sulle sue Metropolie nella Grecia Settentronale, come essi vengono stabiliti dall’Atto Patriarcale e Sinodale del 1928. A sua volta un nuovo Santo e Sacro Sinodo Maggiore della Gerarchia del Trono Ecumenico, convocato e presieduto da Sua Santità il Patriarca Ecuemnico Bartolomeo I il 4 giugno 2004 presso la sede del Patrircato a Fanar (Istanbul), ha ristabilito la comunione liturgica ed amministrativa con S.B. l’Arcivescovo di Atene e di tutta al Grecia Christodoulos, ed ha riconosciuto come valide le elezioni e ordinazioni episcopali fatte da parte del Sinodo di Atene per le tre suddette Metropolie vacanti del Trono Ecumenico nella Grecia Settentrionale. Poichè si è parlato tantissimo, soprattutto in Grecia, ma anche all’estero, su questa grave crisi ecclesiastica, pubblichiamo in italiano il messaggio al pio popolo greco di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, tenuto dopo la decisione sinodale del 30 aprile scorso, perchè, a nostro parrere, mette luce e fa capire chiramente a tutti con semplici parole, la sostanza e il motivo di tale crisi, ormai - con l’aiuto di Dio - passata, come anche il perchè della persistenza di Fanar.

Fratelli e figli diletti Cristo è Risorto!

Vi parliamo da Fanar, dal nostro Patriarcato Ecumenico, l’appoggio dei sospiri della Nazione.
Ci rivolgiamo a Voi dalla Città della Santa Sofia e Vi inviamo il saluto resurrezionale e l’augurio della Madre Chiesa, della Fonte pia della nostra Nazione.
Volevamo tanto questa nostra comunicazione di essere soltanto resurrezionale, soltanto festosa. Però, purtroppo, Vi parliamo questo momento con dolore d’animo, con tantissima tristezza, e il cuore della Madre Chiesa di Costantinopoli viene attraversato da una spada.
Perchè il Sacro e Santo Sinodo Maggiore, che è stato convocato oggi qui, con coesione di cuore, fu costretto di togliere la comunione liturgica ed amministrativa con il Beatissimo Arcivescovo di Atene, che sin dalla sua elezione - e malgrado le sue buone parole per il Patriarcato Ecumenico - sistematicamente lavora per il suo indebolimento. E una delle sue azioni contro la Madre Chiesa è la contestazione - con opere e con parole - dei suoi diritti sulle Metropolie nella Grecia Settentrionale, nelle cosiddette Nuove Terre, che il Patriarcato durante i suoi tempi molto difficili, dopo la catastrofe dell’Asia Minore, ha concesso in tutela alla Chiesa di Grecia per essere amministrate sotto alcune precise condizioni. Ha dato, cioè il provato Patriarcato alla sua figlia e sorella Chiesa la sua casa per amministrarla, e adesso Sua Beatitudine dice che questa casa è sua, deve diventare sua, perchè d’allora sono passati tanti anni. Non lo dice chiaramente, ma con evidenza contesta il possesso del proprietario. Ed ancora contesta i privilegi e la missione sacrosanta del Patriarcato Ecumenico come centro di coordinamento delle sorelle Chiese Ortodosse.
Ha perso il nostro Patriarcato, naturalemnte non a causa sua, le sue Metropolie nell’Asia Minore e nella Tracia Orientale; ha perso la più grande parte del suo gregge qui a Costantinopoli e nelle Isole d’Imbro e Tenedo. Ha visto le sue chiese e le case e le proprietà dei suoi figli qui di essere distrutte in una notte di Settembre e di essere consegnate alle fiamme. Ha potuto con la grazia di Dio di creare alcune diocesi all’estero per i figli immigrati della Chiesa. Ma vuole ad appartenerli anche le Metropolie della Grecia Settentrionale, dove la più grande parte dei cristiani sono figli e nipoti dei sradicati con violenza da qui connazionali, dei profughi dell’Asia Minore, perchè queste Metropolie erano da sempre sue e le ha pasturato in tempi tanto difficili con suoi Gerarchi molto valorosi, molti dei quali sono stati martirizzati per la santa Fede in Cristo e la libertà della Patria. Molti dicono e scrivono che questo sistema sembra che divide e spezza la Grecia. Niente non è più menzogna da ciò. La Creta, il Dodecaneso e la Santa Montagna dell’Athos che appartengono al Patriarcato Ecumenico sono meno Grecia?
Abbiamo esaurito gli sforzi per la pace e l’unità. E Lunedì scorso siamo scherniti. Perciò oggi abbiamo preso una decisione unanime con dolore d’animo - ma si doveva. Sarebbe ipocresia da parte nostra esserci in comunione e in comunicazione con un fratello, che non rispetta e non onora, se non soltanto con le parole, l’istituzione superma della sua martoriata Madre Chiesa.
E’ peccato che il Patriarca è costretto a parlare così. Ma prova dolore. Si rattrista. Insieme con le altre tante croci e sospiri indicibili, porta anche questa croce. Sia benedetto il nome del Signore, che ha sopportato la più pesante di tutte le croci per la salvezza della stirpe umana.
Fratelli e Figli,
l’odierna decisione del Santo Sinodo fu per noi dolorosa, ma necessaria. Abbiamo sentito che il nostro dovere e le promesse che abbiamo dato durante la nostra ordinazione ci costringevano a proteggere i diritti di questo martoriato Trono. Se si trattava per la nostra proprietà personale, la offrivamo con piaciere per la pacificazione della Chiesa. Ma si tratta di una storica consegna che ci hanno consegnato i nostri padri e non abbiamo il diritto di darla a nessuno. Crediamo che tutto il pio popolo Greco comprendrerà la grandezza della nostra responsabilità e giustificherà la nostra azione.
Con questa certezza, Vi abbracciamo tutti paternamente, Vi assicuriamo per il nostro amore e il nostro affetto e Vi impartiamo la nostra calorosa benedizione Patriarcale. Che il Signore Risorto sia con Voi!

Fanar, 30 aprile 2004

+ il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo