Ortodossi in Italia

di Michele Zanzucchi


La Chiesa greco-ortodossa italiana ha un nuovo metropolita, Gennadios Zervos un uomo che crede fermamente nell'unità dei cristiani.

L'intervista.

Sotto le volte antiche di San Giorgio dei Greci, a due passi da San Marco, Venezia respira gli odori e scruta i colori dell'Oriente più che in altri luoghi marcati dall'influenza bizantina sulla città lagunare. Una cascata d'oro, scendendo dall'iconostasi - la "parete di icone" che isola nelle chiese ortodosse l'altare riservato ai preti -, avvolge il visitatore. La luce si riflette sui paramenti dei celebranti: oro e argento, blu cobalto, rosso carminio. Le melodie liturgiche rigorosamente maschili si perdono nella cupola del giudizio universale, invocando la misericordia di Dio.

A San Giorgio dei Greci risiede il metropolita dei greco-ortodossi italiani; è qui che, sul volgere di ottobre, è stato intronizzato il successore di Spiridione, Gennadios. In una cerimonia tutta in greco, intensa e forte, in cui il tempo ha centellinato la gioia dei presenti, il neo-metropolita ha preso la responsabilità della comunità sparsa un po' in tutt'Italia.

Dal pulpito è stato letto solennemente il tomo inviato dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, nel quale Gennadios viene definito «uomo rispettabile, ben addentro nelle cose di Dio, competente nelle questioni ecclesiastiche». Viene proposto alle chiese locali come «padre spirituale di tutti, per il vostro beneficio spirituale e la salvaguardia dei dogmi». Sono seguiti gli interventi di accettazione da parte delle singole comunità, accompagnati da ripetuti doni.

Era presente anche il sindaco della Serenissima, Massimo Cacciari, attento e raccolto. Gli ho chiesto quale significato attribuisse alla cerimonia. «Venezia e Costantinopoli, la storia non è ancora finita - ha commentato -. L'ortodossia deve continuare a vivere qui da noi, perché Venezia è un po' ortodossa».

Sua eminenza Gennadios ha voluto rispondere ad alcune nostre domande.

Qual è il programma della sua missione come metropolita d'Italia?

«Visiterò le diverse comunità greco-ortodosse, per unire i fedeli. Cercheremo di risolvere i problemi, con l'aiuto di Dio. A tutti voglio ripetere il messaggio evangelico: che tutti siano una cosa sola. Voglio insegnare e predicare la carità, affermare che tutti noi, ortodossi e cattolici, siamo fratelli. Dobbiamo lavorare su questo fondamento evangelico, per demolire le barriere che ancora esistono».

Durante la cerimonia a San Giorgio dei Greci, sono intervenuti i cardinali Cé e Giordano, i vescovi Duprey e Chiaretti oltre a monsignor Visentin. A che punto siamo nel dialogo per l'unità tra cristiani, e in particolare tra ortodossi e cattolici?

«Bisogna riscaldare e fortificare il dialogo della carità, che è il fondamento necessario e indispensabile del dialogo teologico. Con il dialogo della carità l'unione dei cristiani diventa coscienza di popolo, di ogni uomo. Possiamo e dobbiamo vivere la fratellanza e l'unità per poi arrivare all'intesa teologica.

«Le differenze esistono, senz'altro ma dobbiamo cogliere i punti comuni, e su questi collaborare, pregare e sentirci fratelli e creature di un unico padre. La nostra divisione è un grande scandalo per il mondo. È il più grande peccato della cristianità.

«La presenza delle autorità ecclesiastiche, come di quelle politiche, ha poi un grande significato, perché costituisce un riconoscimento del secolare contributo dell'ortodossia alla vita culturale, spirituale e sociale di questa splendida città e di altri luoghi storici della penisola italiana».

Com'è composta la comunità greco-ortodossa in Italia?

«I fedeli in Italia sono circa 150 mila, quasi tutti greci. Vi sono però anche ortodossi di cittadinanza diversa. La nostra arcidiocesi è recente, abbiamo ancora molti bisogni, quelli di un organismo vivente. Ad esempio, siamo in terra straniera e non è sempre facile ritrovarci. Ma speriamo, con l'aiuto di Dio, di risolvere questi problemi».

("Città Nuova", 1996, n. 22, pp. 48-49)