Prot. No. 758

+ B A R T O L O M E O


PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA SIA GRAZIA E PACE
DALL’ARTEFICE DI TUTTO IL CREATO
IL SIGNORE E DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO


Figli amati nel Signore,

La Grazia di Dio, ci concede oggi di rincominciare ancora una volta un anno ecclesiastico, ancora una volta un ciclo delle feste, un tempo benedetto, al quale siamo chiamati ad intraprendere una lotta spirituale per meglio valorizzare la possibilità dataci di diventare “a somiglianza” di Dio, per esser anche noi definiti Suoi santi.
Tuttavia questo stesso giorno, il Primo Settembre, il primo del nuovo anno ecclesiastico, è dedicato, per iniziativa del Patriarcato Ecumenico, alla preghiera per l’ambiente naturale. La decisione di questa iniziativa sembra non avere alcuna relazione col significato sopra esposto del giorno presente, mentre la lotta spirituale provoca un buon miglioramento dell’essere umano, contribuisce anche al miglioramento delle sue relazioni coll’ambiente e a coltivare la sensibilità dell’uomo per la protezione e la salvaguardia di questo.
Glorifichiamo dunque oggi il santo nome di Dio, perché ha donato alla umanità, mantiene e preserva la natura, come l’ambiente più adatto per una crescita sana in esso del corpo e dello spirito dell’uomo. Allo stesso tempo non possiamo tuttavia sottacere al fatto che l’uomo non onora come si deve questo dono di Dio e distrugge l’ambiente per la cupidigia ed altre mire egoistiche.
Il nostro ambiente è composto, come si sa, da terre, acque, sole, aria, ma anche da fauna e flora. L’uomo può sfruttare la natura per il proprio bisogno, tuttavia fino ad un certo punto, per assicurarsi un continuo profitto, cioè la possibilità di una riproduzione delle risorse energetiche consumate , ma anche di forme viventi, irrazionali.
Viceversa, lo sfruttamento ben ponderato della natura rappresenta anche un comandamento di Dio all’uomo, prima e dopo la sua caduta. La trasgressione tuttavia di questo confine, che purtroppo costituisce un fenomeno degli ultimi due secoli nella storia del genere umano, distrugge l’armonia della composizione fisica dell’ambiente e porta alla saturazione ed alla morte della creazione, ma anche dello stesso uomo, il quale non può sopravvivere dentro ecosistemi venuti meno ad un punto di non ritorno.
Risultato di questo fenomeno è lo sviluppo e la diffusione di malattie provocate, per umana responsabilità, dall’inquinamento dei beni alimentari.
Ai nostri giorni giustamente è sottolineato il grande significato delle foreste ed in genere della flora, per un continuo profitto dell’ecosistema terrestre, come anche la assicurazione delle fonti acquifere, ma non si può sottovalutare anche la grande importanza degli animali nella loro giusta funzione. Gli animali fin dal principio furono amici dell’uomo e i collaboratori delle necessità umane, in quanto gli hanno fornito e forniscono nutrimento, indumento, attività di trasporto, ma anche protezione e compagnia. Assai strette sono le relazioni dell’uomo con gli animali come è dimostrato dal fatto che essi sono stati creati nello stesso giorno con lui (Gen. 1,24-31) o anche dal comandamento dato da Dio a Noé , affinché ne salvasse una copia di ogni genere dal cataclisma incombente (Gen. 6,19). Colpisce caratteristicamente il fatto che Dio dimostra particolare preoccupazione per la salvezza del regno animale. Nelle vite dei Santi sono riportate molti racconti circa le ottime relazioni tra Santi ed animali feroci, i quali in altre condizioni non trattengono relazioni amichevoli con l’uomo. Naturalmente questo non è dovuto dalla loro cattiva natura, ma dalla resistenza dell’uomo verso la Grazia di Dio, dalla sua relazione conflittuale che ne consegue con gli elementi e con gli esseri viventi irrazionali della natura. Viceversa conseguenza del turbamento delle relazioni dei primi esseri creati verso il loro Creatore e Dio era anche il turbamento delle relazioni loro con l’ambiente: “il suolo sarà maledetto per causa tua : mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita; Esso ti produrrà spine e cardi e tu mangerai l’erba dei campi. Mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra da cui fosti tratto” (Gen. 3,17-19). La rappacificazione dell’uomo con Dio comporta anche la sua rappacificazione con gli elementi della natura.
E’ evidente, oltre tutto, che la buona relazione dell’uomo coll’ambiente si sviluppa quando parallelamente si sviluppa una sua buona relazione con Dio. Colpisce la conosciuta narrazione del Sinassario circa l’esperienza di San Antonio il Grande, il quale all’età di novanta anni, decise, guidato dall’Angelo del Signore, di inoltrarsi dentro il deserto per cercare un altro anacoreta, il Beato Paolo il Tebano, per ricevere da lui un godimento spirituale. Proseguendo per tre giorni alla sua ricerca, e seguendo le tracce di belve feroci, incontrò un leone, il quale si inchinò pacifico davanti a lui e giratosi indietro, condusse Antonio il Grande alla grotta del Beato Paolo, dove lo trovò servito dalle fiere.
Un corvo gli portava il pane quotidian.. Naturalmente il giorno della visita di Antonio il Grande gli portò una doppia razione, preoccupandosi anche del suo visitatore. Questi Santi avevano sviluppato una buona relazione con Dio e per questo avevano relazioni amichevoli anche con tutti gli animali della natura. La creazione di questa buona relazione con Dio deve essere anteposta come il nostro principale pensiero e, compagno di questa prospettiva deve essere la nostra buona relazione verso il nostro ambiente animale, vegetale ed inanimato. Sotto questa prospettiva l’amore per gli animali non costituirà una sterile manifestazione sociale di affetto verso i nostri animali prediletti, spesso accompagnata purtroppo da una impassibilità verso l’umanità sofferente, alla Immagine di Dio, ma sarà il risultato della nostra buona relazione col Creatore di tutte le cose.
Ecco allora il Creatore di tutte le cose più buone e del migliore ecosistema terrestre infondere in tutti noi il comportarsi con compassione con tutti gli elementi della natura, con cuore misericordioso per ogni cosa, uomini, animali e piante, come anche Abbà Isacco il Siro dice, rispondendo alla domanda: “Cos’è un cuore misericordioso?”. “Un cuore misericordioso è l’ardere del cuore per tutta la creazione, per gli uomini, per gli uccelli, per gli animali e per tutte le creature. E al loro ricordo ed alla loro contemplazione, dagli occhi scorrono lacrime. Dalla tanta ed impetuosa misericordia che opprime il cuore e dalla tanta pazienza che rimpicciolisce il suo cuore non può sopportare, o ascoltare o vedere alcun danno o piccola tristezza, che avvenga nella creazione (Abbà Isacco il Siro, Discorso 81).
Per tale nostra compassione verso tutto il creato, onoreremo la nostra dignità dataci da
Dio, quali promotori del Creato, interessandoci con amore paterno, per tutti i suoi elementi, i quali così ci obbediranno percependo la nostra disposizione a fare il bene e si sottometteranno al compimento della loro missione a favore dell’uomo e al servizio delle nostre necessità.-

1 settembre 2011