DISCORSO DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO


DURANTE IL SUO INCONTRO CON UN GRUPPO
DI GIORNALISTI GRECI E ITALIANI

(Roma, 1 luglio 2004)


Cari rappresentanti dei Mezzi di Comunicazione di Massa,

Vi rivolgiamo il nostro cordiale saluto e i nostri ringraziamenti per il vostro interesse e per la vostra fatica di informare il pubblico riguardo la visita della nostra Umile Persona presso la Chiesa di Roma in occasione della sua Festa patronale. Come sapete, rappresentiamo la Chiesa Ortodossa di Costantinopoli, di cui il Primate pro tempore porta il titolo di ‘’Patriarca Ecumenico’’ e ha la competenza spirituale su tutti gli Ortodossi nell’ecumene, se non sono sottomessi a una specifica Chiesa autocefala locale.

Secondo la Tradizione ortodossa, le Chiese Ortodosse sono unite spiritualmente, cioè secondo la fede, e non amministrativamente. Il Patriarca Ecumenico pro tempore è il primo Vescovo della Chiesa Ortodossa e ha principalmente competenze di coordinamento, come anche altre che riguardano l’ordine canonico, la conservazione della fede genuina, la presidenza dei Sinodi panortodossi, ecc.

Le Chiese Ortodossa e Romano-Cattolica si trovavano in disaccordo su alcune questioni di fede e prassi per quasi dieci secoli e vivevano il loro disaccordo in un clima di quasi completo reciproco rifiuto e contrasto. Dal 1964, però, dopo comune decisione, hanno cominciato di dialogare; inizialmente allo scopo di migliorare questo clima, e più tardi allo scopo di appianare le differenti percezioni teologiche. Nonostante che per dieci secoli sia stato coltivato il confronto e si siano accomulate tante ferite aperte, in questi ultimi decenni sono state sviluppate amichevoli relazioni inter-ecclesiastiche con reciproche visite, con la partecipazione a dialoghi su temi pratici e teologici e con diversi altri gesti di buona volontà.

Su le differenze dogmatiche che dividono le due Chiese non si è realizzata ancora la concordia e si prevede che la strada sia lunga, perciò non possiamo partecipare nè partecipiamo in comune al sacramento per eccellenza della Chiesa, la Divina Comunione, la celebrazione da parte del caro fratello il Santissimo Papa di Roma Giovanni Paolo II, che abbiamo semplicemente segiuto. Ma è migliorato essenzialmente lo spirito nel settore delle altre relazioni inter-ecclesiastiche e perciò ci presentiamo nelle manifestazioni festive con amore e con la speranza di ancora più grande miglioramento, con scopo finale la completa concordia e l’unione spirituale.

Segno di questo combiamento è anche la gentile concessione da parte della Chiesa Romano-Cattolica a quella Ortodossa, dell’uso liturgico dell’antico sacro tempio di San Teodoro Tirone a Roma, per la quale ringraziamo anche pubblicamente. Di questo tempio poco prima abbiamo celebrato l’inaugurazione, cioè la cerimonia della sua consegna all’uso liturgico. Naturalmente erano stati fatti prima lavori di conservazione e restauro, grazie alla gentile donazione di una pia figlia della Chiesa, della Signora Fotinì Livanù.

Sicuramente il gesto di cui parliamo non è l’unico gesto di buona volontà, che abbia effettuato la Chiesa Romano-Cattolica verso quella Ortodossa. Tra molti altri possiamo riferire il ritorno di tante sacre reliquie, che erano state prese in diverse epoche da chiese e sacri monasteri ortodossi; la collaborazione a livello locale tra Ortodossi e Romano-Cattolici su diverse questioni; la partecipazione ad assemblee inter-confessionali; le edizioni di testi dei Santi Padri dell’Oriente, e altri. Tuttavia rimangono alcuni temi, come il tema dell’Uniatismo, che provocano contrasti locali e generali, ma anche le note differenze teologiche, come quelle che si riferiscono all’aggiunta del Filioque nel Simbolo della Fede; il concetto del Primato della Chiesa di Roma come primato di potestà e non di amore e di onore; il concetto di infallibilità del Papa, e altri sui quali anche da parte della Chiesa Romano-Cattolica si cerca una nuova considerazione e percezione, che può essere accettata dagli Ortodossi.

Le differenze rimangono, allora, ma la sostanza è che su di esse si dialoga, che hanno cessatto di essere sopra ogni controllo e contestazione e che è stata aperta la strada alla comprensione delle cause storiche, che molte volte hanno influenzato o anche provocato le differenzazioni teologiche. La conversazione e il dialogo sono precursori della verità; e se il dialogo è iniziato, speriamo sicuramente che noi pian piano saremmo condoti - con l’auito di Dio - all’accettazione comune della verità in Cristo.

Vi ringraziamo. Se avete domande di chiarimenti sul tema della nostra presente visita alla Chiesa di Roma, faremo ogni sforzo per rispondervi.



 

 

 

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