DISCORSO DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO


DURANTE IL SUO INCONTRO CON IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI

(30 giugno 2004)

 

Eminentissimo Signor Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani,
Eminentissimi ed Eccellentissimi e altri Fratelli in Cristo,

Vi rivolgiamo il saluto cordiale della nostra Umile Persona e della Chiesa di Costantinopoli ed esprimiamo la nostra gioia per il presente incontro con voi, incaricati per la promozione di una tra le più importanti opere e incombenze degli odierni cristiani divisi, cioè della loro unione.

E’ chiaro il comandamento e il desiderio del nostro Signore Gesù Cristo affinchè tutti noi che crediamo in Lui siamo uniti spiritualmente, come Lui è unito al Padre e allo Spirito Santo. Il modo dell’unione, come è indicato dal nostro Signore Gesù Cristo nella Sua Preghiera Sacerdotale, ci introduce alla visione ontologica dell’unione, che è diversa da quella amministrativa e giuridica. Tutte le unioni conosciute di uomini nella vita sociale - si tratti di relazioni inter-personali, si tratti di quelle tra Stati - costituiscono schemi di convivenza e di collaborazione di uomini, i quali non è necessario abbiano le stesse esperienze e presupposti spirituali, e perciò non sono impedite se quanti collaborano hanno diverse percezioni su questioni teologiche e più profonde, spirituali.

Nell’ambito però della Chiesa, l’unione dei fedeli in Cristo presuppone l’unione dello spirito e della fede nel vincolo della pace (Ef. 4,3 e 13). Non bastano collaborazioni esterne e schemi organizzativi, è necessario che sopravvenga un coordinamento degli spiriti e - in grado assoluto - la loro co-identificazione in ogni cosa che la Chiesa crede essenziale contenuto della sua fede. Per questo deriva anche la difficoltà di raggungimento dell’unione, perchè molte volte ogni uomo desidera conservare la propria percezione su Cristo e la Sua didascalia, cosa che ha come conseguenza la particolarità e la discordanza.

Ancora, anche quando esteriormente sembra che gli uomini agiscono in modo comune, è possibile che interiormente siano in discordia spirituale. Per esempio: due uomini, che esteriormente hanno lo stesso atteggiamento di preghiera, in cui uno medita secondo il modo delle religioni o delle opinioni dell’Estremo Oriente e l’altro secondo il modo dei monaci athoniti, si trovano in discordia spirituale caotica, abissale. E principalmente chi prega secondo il modo ortodosso innalza la mente e il cuore verso la persona del nostro Signore Gesù Cristo; si rivolge a una ipostasi personale e dialoga con essa, chiedendo da essa la trasformatrice Grazia Divina, mentre chi pensa secondo il modo dell’Estremo Oriente cerca l’auto-trasformazione, con lo sviluppo delle proprie forze spirituali.

Il primo ha creduto alla testimonianza di Gesù Cristo: ‘’senza di me non potete far nulla’’ (Gv 15,5), e costruisce la propria spiritualità sul fondamento Gesù Cristo, mentre il secondo tenta di sviluppare la sua spiritualità basandosi sulle proprie forze. E’ evidente che questi due, per quanto si somiglino esteriormente, secondo lo spirito si differenziano radicalmente e non possono unirsi spiritualmente, anche se umanamente si organizzassero in qualche unione inter-governativa, inter-religiosa o inter-personale.

Tra i cristiani eterodossi le differenze non sono così tanto grandi, perchè tutti accettano l’ipostasi del Dio-Uomo Gesù Cristo, e di conseguenza hanno un comune punto di partenza. Tuttavia, le differenti percezioni riguardo Cristo, che si sono sviluppate, testimoniano come non esista una comune accettazione di qualche esperienza di Sua cognizione, e per questo le singole Chiese - seguendo, di questa esperienza, l’una diversa dall’altra - si trovano in disaccordo reciprocamente. Questa comune cognizione non si raggiunge solamente con lo sforzo umano, per quanto buona disposizione abbiano quelli che la cercano. Bisogna che essa sia presa dallo stesso Signore, che ha detto: ‘’Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare’’ (Mt 11,27).

Certamente, la più credibile testimonianza riguardo la cognizione di Cristo è la testimonianza dei Santi che Lo hanno conosciuto. Ma l’accostamento della mente e del cuore dei Santi, tramite dei quali qualcuno può diventare partecipe della loro cognizione di Cristo, presuppone l’appropriazione della loro santità. Senza il coordinamento delle nostre funzioni spirituali con quelle dei Santi non possiamo diventare partecipi della cognizione di Cristo che loro hanno, perchè non riceviamo l’effettuata in un altra lunghezza di onda spirituale loro trasmissione. Ma anche su quali sono veramente i Santi non abbiamo concordia.

Dunque, abbiamo davanti a noi una grande e importante opera necessaria per la promozione dell’unione delle nostre Chiese, opera soprattuto spirituale. A ciò può servire anche la cosiddetta teologia scientifica e i dialoghi teologici, ma queste cose da sole non bastano perchè non conducono alla cognizione vissuta di Gesù Cristo, che porta infine alla nostra unione. I dialoghi teologici chiariscono alcune questioni, spiegano i motivi di nascita delle discordie, portano allo studio comune opinioni e problemi e preparano alcuni presupposti basilari, cosa deve esserci perchè i cristiani si trovino in un cammino comune verso la cognizione di Gesù Cristo. Questo comune cammino è il primo stadio dell’unità e presuppone la comune glorificazione, la comune accattazione delle percezioni su Gesù Cristo, affinchè - ‘’riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore’’ (2 Cor 3,18).

Sicuramente sotto questo aspetto esistono anche tra gli omodossi stadi di cognizione di Cristo e gradi di trasfigurazione secondo la Sua gloria in visione, ma non c’è discordia tra loro riguardo la doxa (il dogma) della loro Chiesa sulla persona di Cristo e sulla Sua Chiesa, che costituisce l’espressione dogmatica della propria esperienza spirituale, come essa fu vissuta dai suoi Santi. Perciò accettiamo che per camminare una strada comune verso la cognizione di Gesù Cristo, per unirsi in essa, bisogna raggiungere prima l’unione nella fede, cioè l’unione dogmatica.

A tale scopo, facendo il bene non desistiamo (cfr. Gal 6,9), non ci scoraggiamo, non ci stanchiamo. Continuiamo insieme a voi gli sforzi, non risparmiando fatiche e non abbandonando essi a causa delle difficoltà che si presentano. La promozione dell’unità dei cristiani è uno dei principali nostri doveri di fronte al mondo diviso e di fronte ai figli fedeli delle nostre Chiese. Mettendo davanti a voi alcuni pensieri sul significato e sui presupposti di questa unità, siamo pronti di sentire le vostre osservazioni su essi, per fare un passo avanti verso la desiderata direzione.

 

 

 

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