BRINDISI DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO

DURANTE LA CENA OFFERTA IN SUO ONORE
DALLA CURIA ROMANA

(29 giugno 2004)


Eminentissimi ed Eccellentissimi fratelli, membri venerati della Curia Romana,
diletti e cari commensali,

Vi ringraziamo per l’offerta onorifica alla nostra Umile Persona di questa cena, che ci mette in contatto con voi, che formate il supremo organo collegiale, tramite cui ogni santissimo Papa dell’Antica Roma esercita la suprema, completa e diretta sua potestà sulla Chiesa a lui sottoposta, secondo la descrizione sintetica ma chiara dello scopo della Curia Romana in una delle informative semi-ufficiali che la riguardano, per la quale tutti i suoi doveri essa li esercita nel nome e per l’autorità del Pontefice, per il bene della Chiesa e a servizio dei suoi stimati chierici

Nonostante che rappresentiamo una diversa percezione riguardo l’istituzione e l’organizzazione della Chiesa, non ci soffermeremo ora su questo tema, che è opportuno che sia argomento di uno studio serio e approfondito nell’ambito del Dialogo teologico, che si svolge tra le nostre Chiese.

Esprimiamo, inoltre, a Voi i calorosi ringraziamenti della nostra Umile Persona e della Chiesa di Costantinopoli, come anche quelli della colonia greco-ortodossa di Roma, per la volenterosa concessione - per l’uso liturgico - del sacro tempio di San Teodoro il Tirone, per il servizio delle necessità di quest’ultima. Questo gesto viene stimato dovutamente e costituisce una delle manifestazioni - di fatto reali e sinceri - dello spirito nuovo che soffia sulle relazioni, una volta burrascose, tra le nostre Chiese. Salutiamo con tanta gioia anche l’espressa importanza ecclesiologica e teologica che esprime questo vostro gesto della concessione del suddetto tempio, che consiste nel riconoscimento che la Chiesa Ortodossa è tesoriera della grazia e portatrice della salvezza e non costituisce una parte della ‘’Chiesa universale’’ staccata dal suo tronco, come si insegnava una volta. E’ evidente che questa fraterna e amichevole concessione del sacro tempio di San Teodoro è la prova di quanto sia tangibile il cambiamento di clima nelle relazioni tra le due Chiese e porterà frutti buoni alla loro ulteriore coltivazione.

Al contrario, la vociferata fondazione di un Patriarcato per i cosiddetti Cattolici di rito greco in Ucraina, costituirà un ostacolo al miglioramento di tali relazioni per due motivi. Primo, perchè è stato accettato comunamente dai partecipanti al Dialogo teologico, durante il loro incontro ad Ariccia, che l’Uniatismo non costituisce un modo accettabile di raggiungimento dell’unione delle Chiese, e secondo, perchè l’elevazione di questo gruppo in Ucraina metterebbe a prova la sincerità delle disposizioni della Chiesa Romano-Cattolica circa l’evitare tensioni.

La fondazione, da parte della nostra Chiesa Ortodossa, di diocesi in diversi paesi, alcuni dei quali hanno tradizionalmente maggioranze di membri della Chiesa Romano-Cattolica, ha un carattere completamente diverso, perchè mira al servizio pastorale dei fedeli Ortodossi di nascita, sparsi in esse dai loro paesi, e non alla conquista proselitistica di seguagi tra i fedeli Romano-Cattolici. Sicuramente non esiste alcuna obbiezione quando vengano informati i Vescovi locali Romano-Cattolici della fondazione nel territorio di loro responsabilità di parrocchie e di diocesi ortodosse.

Sicuramente lo spirito della riconsciliazione che fu inaugurato durante i contatti dell’anno di salvezza 1964 deve essere sostenuto anche con l’evitare azioni reciproche, che potrebbero influenzarlo negativamente, con lo sminuire le buone conseguenze di altre azioni rifforzatrici di questo spirito, come è la concessione - valutata positivamente - a noi dell’uso del sacro tempio di San Teodoro. Ma il reciproco riconoscimento dei Sacri Misteri, che potrebbe costituire la più forte azione di riconciliazione, sfugge della competenza di una Chiesa Ortodossa locale, come non costituendo in se stesso un semplice atto giuridico, ma ontologica constatazione o retro-azione e necessita del generale esame panortodosso, e si collega al ristabilimento della piena unione nella fede, per la quale si prevede che sia lunga la strada dei dialoghi teologici.

E’ evidente, infatti, che il reciproco riconoscimento dei sacramenti essenzialmente costituisce un’unione spirituale delle Chiese, alla quale però non sono stati levati ancora gli ostacoli.

Rappresentiamo un’altra percezione riguardo la realtà e lo scopo della Chiesa e il potere pastorale di ognuno e ovunque dei comandi ecclesiastici, ma anche sulla sua organizzazione, che sicuramente conoscete. Questa percezione influenza anche molti altri settori della vita ecclesiastica, che alcune volte provocano comportamenti a prima vista difficilìmente spiegabili per chi tenta di spiegarle basandosi sulle proprie diverse esperienze e precezioni sulle istituzioni ecclesiastiche.

In questo ambito tutta la problematica sul Primato petrino e la missione petrina, come si è formata nella Chiesa Romano-Cattolica, costituisce una percezione non accettabile da parte della Chiesa Ortodossa. A noi, il primato d’onore di una Chiesa, o, diversamente, le sue prerogative d’onore, non si basano su qualche innata supermazia di una dignità apostolica rispetto a un’altra, ma secondo ordinamenti canonici della Chiesa. Di conseguenza, per avvenire l’avvicinamento delle percezioni su i relativi temi cruciali bisogna riesaminare le differenti percezioni sulla base di criteri ecclesiologici e teologici più profondi di quelli già usati. Ci rallegriamo perchè da tante indicazioni risulta che la Chiesa Romano-Cattolica propone già la riscoperta di altri modi di interpretazione, di fondamento e di determinazione del suo primato d’onore, e speriamo che la ricerca più profonda convincerà tutti che la concordanza può essere raggiunta soltanto dentro i limiti dei principi soggettivamente accettati.

Abbiamo esposto al vostro amore alcune riflessioni sulle questioni che occuppano più intensamente le nostre Chiese, perchè crediamo che desiderate la promozione della loro soluzione in modo comunemente accettabile. Le revisioni che si necessitano, perciò, niente altro costituiscono che la vittoria della verità, di cui tutti siamo servitori. Di una verità con non dà il giusto solo a una parte, ma ad ambedue, perchè il significato ontologico della giustificazione comprende la giusta salvezza in Dio di tutti, che viene raggiunta dalla cognizione nello Spirito Santo del Padre e di Colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo: cognizione in cui consiste la vita eterna.

Di questa vita eterna magari di diventare partecipi tutti. Per la partecipazione ad essa di tutti voi, i cari commensali, e di tutto il mondo, alziamo il calice, augurando ciò da tutto il cuore. Così sia.