BRINDISI DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO

DURANTE IL PRANZO OFFERTO IN SUO ONORE
DALL’EX AMBASCIATORE D’ITALIA AD ANKARA
S.E. IL SIG. SURDO

(29 giugno 2004)

Eccellentissimo Signor Ambasciatore,
Cari e diletti commensali,

E’ molto bello e commovente l’incontrarsi di nuovo - con amore e stima - di persone che nel passato si erano incontrati in altri luoghi e differenti condizioni. Un simile incontro è anche il presente con Lei, Eccellentissimo Signor Ambasciatore, ed esprimiamo a Lei i profondi ringraziamenti della nostra Umile Persona e del nostro venerato Seguito, perchè ci offrite la gioia di questo pranzo comune con Lei e con tanti diletti e cari invitati.

Dall’epoca in cui esercitavate i Vostri alti incarichi ad Ankara non è passato tanto tempo. Durante quest’anno il Paese in cui esercitavate quegli incarichi ha manifestato più fortemente il suo desiderio di entrare nell’Unione Europea. Nonostante che il carattere dominante dell’entrata di un Paese nell’Unione Europea sia politico e sia - per questo aspetto - al di fuori dei nostri doveri, esistono anche aspetti che interessano ogni uomo. Da una parte, ogni entrata in una coalizione di Stati ha come conseguenza l’accettazione dei canoni che sono in figore in essa, e necessariamente alcuni cambiamenti nella mentalità del popolo che sta entrando. Da un’altra, la libertà della comunicazione - come anche lo stabilimento di imprese e persone - crea spinte e reazioni culturali e influenze reciproche. Le conseguenze culturali dell’entrata interessano anche i capi religiosi e non solo i politici.

Già l’ultimo allargamento, durante il quale sono entrati nell’Unione Europea anche alcuni Paesi a maggioranza ortodossa - malgrado le espresse opinioni sbagliate di alcuni, che i confini dell’Europa finiscono li dove cominciano i Paesi ortodossi - testimonia che i popoli dell’Europa non negano di affrontare il contatto con un diverso modo di vissuto religioso, nè hanno paura della provocazione che implica il loro contatto con un altro elemento culturale e religioso.

Naturalmente la Chiesa Ortodossa, a causa dell’immigrazione nei Paesi dell’Europa Occidentale di molti Ortodossi dai Paesi dell’Europa Orientale, e a causa della fondazione in essa di comunità ortodosse, molte delle quali fiorenti, non era sconosciuta nell’Europa Occidentale. In grado minore, ma molto importante, è diventato noto anche l’Islamismo, non certo come semplice teoria, ma come un vissuto concreto rappresentato da moltissimi immigrati musulmani, i quali già vivono nell’Europa. Di conseguenza, l’entrata nell’Europa di un Paese di maggioranza musulmana non porta adesso per la prima volta in contatto le due diverse percezioni religiose. Costituisce sicuramente una provocazione culturale per entrambe le civiltà religiose - e principalmente per i loro vivi esponenti - la ricerca di un modo di convivenza pacifica dei seguaci di ognuna e la smentita di quei pensatori che hanno previsto come imminente il loro scontro.

E’ vero che l’assolutismo della fede religiosa, esaminata in se stessa, sembri portare alla conclusione che sia inevitabile lo scontro delle religioni, a causa della logica debolezza di convivenza di due verità assolute che si esclundono a vicenda. Ma questo non è corretto per quanto riguarda le religioni in questione, perchè da un lato non è vero che la religione musulmana neghi in assoluto la verità di quella cristiana, e d’altro lato non è vero che la fede cristiana abbia intenzione di far pressioni su alcuno perchè abbandoni le sue scelte religiose. Di conseguenza, il ragionamento che conduce a un inevitabile contrasto è sbagliato, perchè trascura fattori essenziali, che annullano questo apparente inevitabile.

Resta certamente il dialogo spirituale tra i principi e i valori di ogni religione, ma esso è praticato ad alto livello e da persone avanzate, dai quali ci si aspetta dissenso ma non conflitto.

Di conseguenza, le obbiezioni che derivano dalla diversità di cultura e addirittura di religione - sul quale argomento abbiamo qualche competenza a parlare - non sembrano incontrastabili. Esse costituiscono semplicemente una provocazione di adattamento per le società di entrambe, ma non un ostacolo insuperabile. Noi che viviamo come minoranza dentro una maggioranza di diversa fede religiosa, testimoniamo per esperienza che - eccetto i casi del fatatismo e del terrorismo - la convivenza e la collaborazione pacifica è possibile e non pericolosa. La nostra fede cristiana ha bisogno certamente di rafforzamento nell’ambito sociale, perchè la secolarizzazione si diffonde largamente, ma ciò non è possibile ottenere impedendo del contatto tra i fedeli di Cristo e i fedeli di un’altra religione. La strada giusta è la creazione di una relazione personale dei fedeli con Cristo. Se questa sarà raggiunta, allora il fedele grida insieme con l’Apostolo: ‘’Chi ci separerà dall’amore di Cristo?’’. E mentre enumera le eventuali cause, finisce col comprendere che niente è capace di fare una cosa simile.

Di conseguenza, la differenza di religione non costituisce un motivo valido per negare l’entrata. I criteri della sua realizzazione o no, non devono essere religiosi, ma politici, sui quali non abbiamo competenza. Su questi, la responsabilità è degli esperti, nei compiti dei quali non desideriamo intrometterci, anche se -esprimendo la nostra opinione personale, non ufficiale - diciamo di credere che l’allargamento dell’Unione Europea con l’inclusione in essa anche della Turchia, è opportuna.
Portando a Lei, Eccellenza, questi nostri pensieri e questioni, abbiamo la certezza che non aggiungiamo qualcosa di nuovo alla Vostra conoscenza ed esperienza, ma semplicemente riportiamo alla superficie della Vostra memoria questi aspetti, che costituiscono argomento di valutazione per molti specialisti e moltissimi semplici cittadini dell’Unione Europea e della Turchia.

Alzando il calice alla Sua salute, Signor Ambasciatore, e dei diletti commensali, auguriamo allo stesso tempo che Dio l’Amico degli uomini conduca i responsabili a prendere le decisioni più utili per tutti. Così sia.

 

 

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