DISCORSO DI SUA SANTITA’

IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO I

DURANTE L’UFFICIO DELLA BENEDIZIONE

DELLA PRIMA PIETRA DELLA CHIESA

DEI SANTI ELIA IL GIOVANE E FILARETO L’ORTOLANO

(Seminara, 22 Marzo 2001)

 

Eminentissimo Metropolita d’Italia e caro fratello in Cristo, Signor Gennadios,

Eccellentissimo Vescovo di Oppido Mamertina e Palmi, Monsignor Luciano Bux,

Illustrissimo Avvocato Salvatore Costantino, Sindaco di questa nobile cittadina,

Illustrissimo Dottor Santo Giuffrè, Assessore alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria,

Nostri figli diletti nel Signore,

La nostra Umile Persona e gli Eminentissimi Metropoliti che ci accompagnano, ringraziano Vostra Eccellenza Reverendissima, la Civica Amministrazione, le Autorità presenti ed i pii cristiani per la fraterna accoglienza che la Chiesa di Aghìa Agathì riserva al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli insieme al suo venerato seguito, chierici e laici, venuti in pellegrinaggio in questa terra, patrimonio inestimabile e comune dell’Oriente e dell’Occidente cristiano.

Non a caso la Chora ton Sallinòn è celebre, fin dai tempi dell’Impero Romano Cristiano, per la fiorente vita monastica che ha segnato per sempre questa vasta foresta di ulivi, custode di fatiche ascetiche, trasmesse nella memoria del popolo, fiero della sua storia sacra, amabilmente ricordata da Vostra Eccellenza Reverendissima, dal’Illustrissimo Signor Sindaco e dall’Illustrissimo Signor Assessore sollecito promotore dell’erezione di questa chiesa dedicata ai Santi locali Elia il Giovane e Filareto l’Ortolano.

Questa chiesa costruita in conformità alla tradizione liturgica della nostra Santa Chiesa Ortodossa, è destinata al servizio pastorale dei bulgari e degli altri Ortodossi, residenti e pellegrini, che vengono a invocare l’intercessione dei Padri Teofori, la gloria spirituale di Seminara. Essi erano noti fin dai tempi dell’Imperatore Leone VI, che ha voluto incontrare nella nostra Città e Cattedra il celebre asceta siciliano Elia, non giunto, secondo quanto avveva profetizzato, a Costantinopoli, ma addormentato nel Signore a Thessalonica, la città del Santo Megalomartire Demetrio, tanto venerato da Sant’Elia il Giovane.

In questo sacro territorio, in cui ci troviamo, il tempo non ha cancellato la memoria di quei grandi uomini. Tanto la cappellina di San Biagio a Palmi, quanto questa chiesa in Seminara, devono la loro origine all’insistente iniziativa di vostri concittadini, i quali hanno voluto onorare le sacre memorie storiche di questa terra mediante l’erezione di chiese e cappelle, offerte in dono alla Chiesa Ortodossa. In questa nobile e sacra terra il comune passato non è morto, ma è, in modo di nuovo evidente, condiviso da fedeli ortodossi e cattolici. Semplici laici superano quì la nostra triste e pesante separazione, grazie al loro amore per i Padri Teofori, che hanno santificato questa terra con le loro fatiche spirituali. La presenza nella provincia di Reggio Calabria di monaci ortodossi non è frutto di una sterile nostalgia del passato, evidentamente neanche di opportunità proselitistiche, ma della nostra enorme eredità spirituale comune, che profuma di santità sotto l’ombra di questi grandi e antichi ulivi. Dentro questo ambito, come Patriarca di Costantinopoli, benediciamo la prima pietra di questa chiesa.

Questa chiesa è destinata ad inserirsi tra i tesori nascosti in questo sacro uliveto, protetta dalla Theotokos, da voi invocata come ‘’Madonna dei poveri’’, tra i quali occupano un posto particolare i santi monaci di questa terra. Volontariamente spogliatisi dei beni terresti, hanno ricevuto gli incorruttibili beni celesti, i vostri e i nostri comuni e indimenticabili eroi dello spirito, a partire da Fantino il Cavallaro, che ha santificato le acque del Petrace e che da schiavo divenne guida spirituale del suo padrone.

Caro Vescovo Luciano, chiamato dalla città di San Nicola a guidare il gregge della Chiesa di Oppido e Palmi, la nostra Umile Persona benedicendo la prima pietra di questo tempio, eretto in onore dei Santi Elia e Filareto, chiede a quei luminosi taumaturghi di intercedere presso Dio Altissimo, in modo che il suo servizio episcopale a favore del suo nobile gregge sia totalmente coronato di successo.

Auguriamo a tutti voi gli abitanti di questa terra di camminare sulle tracce dei vostri santi padri, che sono stati santificati in questo uliveto, composto dai vostri antichi ulivi.

La grazia di Dio e la Sua infinita misericordia siano con tutti voi.

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