OMELIA CATECHETICA IN OCCASIONE DELL’INIZIO
DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA

 

BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI-NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA E PACE DA PARTE DI CRISTO NOSTRO SALVATORE
E DA NOI AUGURIO, BENEDIZIONE E PERDONO

Fratelli e figli diletti nel Signore,

‘’E’ arrivato il tempo; l’inizio delle lotte spirituali, la vittoria contro i demoni; la turrita continenza, l’ornamento degli angeli, la confidenza verso Dio …’’.
La quotidianità della vita di ogni giorno viene a interrompere il periodo della Santa e Grande Quaresima, il periodo per eccellenza delle lotte spirituali. Si apre davanti a noi ancora uno stadio di lotte. Uno stadio di lotte non soltanto del corpo, ma anche dello spirito. Uno stadio grande, nel quale possiamo – e dobbiamo – lottare assolutamente tutti. Questo ‘’stadio delle virtù’’ - come lo chiama la sacra innografia - non ha gradinate. Non prevede spettatori. Ha soltanto piste per i combattenti. La giuria e gli spettatoti si trovano in alto sul cielo. E’ il Signore il fondatore del concorso nelle belle lotte della Fede, e i Santi – che hanno già lottato e si sono stati distinti - hanno ricevuto la corona e il loro premio e seguono per vedere i nostri sforzi, per ammirare le nostre conquiste.
Nello stadio delle lotte spirituali sostanzialmente siamo entrati sin dall’ora del nostro Santo Battesimo. Allora abbiamo rinunciato al Satana e alle sue opere, e abbiamo vestito come tunaca tutta bianca lo stesso nostro Signore Gesù Cristo, che abbiamo promesso di seguire per tutta la nostra vita. Però l’amore di sé e l’amore della vanità del mondo, in collegamento con la continua ‘’guerra’’ che il diavolo fa contro di noi con il ‘’peccato che si accerchia‘’, ci rendono molto pigri, finchè facilmente abbandoniamo la fatica dell’ascesi in Cristo, affondati nell’indolenza dell’indifferenza. In questo modo però ci allontaniamo dalla fonte della vita, Cristo, fino alla totale separazione da Lui. Ma ciò esattamente è la morte: l’eterna, terribile, autentica morte. Perché quanto Cristo è la Vita, la vera Vita, la Vita eterna, altrettanto l’allontanamento da Lui è morte, è privazione della Vita, della Gioia e della Luce: è perdita di tutto.
Con molto sapiente sollecitudine, ordunque, la Madre Chiesa ha stabilito lo stadio dei Digiuni, affinchè ricordiamo tutti le nostre promesse del Santo Battesimo, comprendiamo d’essere davvero combattenti e atleti, e ci dedichiamo con generosità alle molteplici sante gare: il perdono reciproco, il digiuno, la preghiera, la carità, la pazzienza nelle afflizioni e tribolazioni della vita, la perseveranza nel dolore, il reciproco santo amore fraterno.
Il digiuno solleva il corpo da pesi e umori superflui e dona ali alla preghiera; umilia il pensiero e apre la porta del pendimento. Le ‘’metanie’’ corporali affaticano ed esercitano il copro, ma allo stesso tempo sono anche un forte grido dell’autocoscienza d’essere peccatori e caduti, e in pendimento chiediamo con umiltà a Dio di risussitarci. Ed è una confensione e una preghiera alla quale partecipa anche il corpo.
La carità santifica il digiuno e rende ben accetta la nostra preghiera davanti a Dio Misericordioso. La pazzienza nelle malattie, nel dolore e nelle afflizioni, ci giuda sulle orme dei Santi Martiri e ci assicura grandi doni e corone dal Signore. Il perdono a tutti quanti, in qualunque modo ci abbiano fatto del male e ci abbiano danneggiato, e l’amore verso tutti, costituiscono il sigillo della nostra autenticità come Cristiani e ci rendono imitatori di Cristo. Lo studio frequente delle Sante Scritture, dell’insegnamento dei Padri e delle Vite dei Santi ci danno il nutrimento necessario dello spirito, di cui abbiamo bisogno per combattere bene e fino alla fine.
La preghiera di Sant’Efrem il Siro: ‘’Signore e Sovrano della mia vita, non darmi uno spirito di pigrizia, di curiosità, di amore del potere e di vaniloquio; dammi al tuo servo uno spirito di saggezza, di umiltà, di pazienza e di amore. Sì, Signore, concedimi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello, perché tu sei benedetto, nei secoli dei secoli. Amen’’ - la quale veniamo chiamati a ripettere molte volte durante le gare sacre della Quaresima, e specialmente facendo ‘’metanie’’ - è l’inno addatto della pietà. Invochiamo lo stesso Signore e Sovrano della Vita e chiediamo a Lui l’esenzione dai quattro principali spiriti malvagi, dalle quattro terribilissimi passioni, e il dono dei quattro principali spiriti buoni, cioè delle quattro virtù più importanti. Allo stesso tempo chiediamo di acquistare la grande virtù dell’autoconoscenza, in modo che si occupiamo del nostro peccato e non del peccato degli altri. Questa preghiera è forse la più completa e la più bella preghiera di conversione.
Fratelli, entriamo con gioia nel santo Stadio. Con la benedizione di Dio e l’augurio della tutta santa Madre di Dio, cominciamo la buona lotta della conversione e della purificazione con il digiuno, la continenza, il perdono reciproco, la pazienza, la carità, la preghiera e l’amore. Combattiamo con genorosità, come tutti i Santi. Con desiderio di Cristo e con ‘’nobiltà’’ spirituale. Con umiltà, ma anche con zelo. La Madre Chiesa, dalla Cattedra martoriata dell’umile ma sempre luminoso Fanar, manda a tutti il suo augurio e la sua benedizione, ed esorta all’amore. Nessuno rimanga inerte; nessuno cerchi il posto degli spettatori; nessuno rimanga indifferente allo squillo di tromba per i combattimenti spirituali.
‘’E’ arrivato il tempo …’’, fratelli e figli diletti nel Signore. E dicendo ‘’tempo’’, non intendiamo soltanto il ‘’chronos’’, ma anche l’opportunità.
Sia benedetto Dio, il Quale ci dona ancora una Santa e Grande Quaresima, ancora una occasione di lotte spirituali e di vittoria contro il diavolo, il peccato e la morte, ancora una occasione di pentimento e di salvezza. A Lui, il Salvatore Dio, la gloria e la potenza nei secoli. Amen.

Santa e Grande Quaresima 2005
+ il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
fervente intercessore verso Dio di tutti voi