BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI-NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO

OMELIA DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO
DURANTE LA SUA CHOROSTASIA
NELLA CHIESA DI SAN PETRONIO A BOLOGNA

(19 Novembre 2005)


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Eminetissimo ed Eccellentissimo Signor Cardinale Roger Etchegaray, inviato speciale di Sua Santità il Papa Benedetto XVI,
Eccellentissimo fratello, Arcivescovo di Bologna, Signor Carlo Caffara,
Eminentissimo e dilettissimo fratello in Cristo, Metropolita d’Italia e Malta, Signor Gennadios,
Eminenze, Eccellenze,
Eccellentissimi Signori Ambasciatori,
Illustrissimo Signor Sindaco di Bologna,
Illustre Autorità,
Reverendissimi Padri,
Fratelli e figli nel Signore diletti e benedetti,

Avendo visto la luce vespertina e inneggiando il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, il nostro vero Dio in questa bellissima Chiesa di San petronio, con tutto l’animo portiamo in primo luogo dalla Città (da Costantinopoli) la benedizione della crocifissa Santa Madre e Grande Chiesa di Cristo insieme alla pace che supera ogni mente e sorge dal Trono della Divinità Triadica, che ha regalato a noi non solo il credere ma anche il patire quotidianamente per Cristo, che è benedetto nei secoli.

In seguito, dando doverosamente il ringraziamento riconoscente per la fraterna accoglienza e ospitalità da parte delle locali aurotità ecclesiastiche della storica città di Bologna e di tutti voi, che volontariamente siete convenuti in questa adunanza di preghiera dei figli di Dio, desideriamo rendervi partecipi dei pensieri e dei sentimienti che contengono la nostra Umile Parsiona.

La Chiesa trova la propria realizzazione principalmente in ogni sinassi di preghiera e specialmente nella celebrazione della Divina Eucaristia, il centro della sua vita. Partorendo i suoi figli dal ventre spirituale, cioè dalla Sacra Fonte del Santo Battesimo, ci ha costituito tutti fratelli, prima di Cristo e poi dei Santi, come mostra anche la parola composta: ‘’fratello’’, in greco ‘’adelfòs’’, etimologizzata dalla particella cumulativa ‘’a’’ e dalla parola ‘’delfys’’, che significa “ventre”. E come ogni famiglia mostra la sua esistenza con la continua adunanza comune alla mensa paterna, così anche noi - i figli della grande famiglia spirituale della Chiesa - ci raduniamo ogni volta nella Chiesa atorno alla Santa Mensa per partecipare al nutrimento spirituale e per mostrare in tale modo la comunità della fede e la realtà della fratellanza in Cristo. Ed è secondo i Santi Padri questa nostra comunione alla Mensa spirituale di Dio duplice. Cioè mistica e sacramentale. E la nostra partecipazione mistica si ottiene tramite il compimento personale di tutte le opere evangeliche e specialmente della preghiera, mentre la sacramentale si raggiunge con la comunione della grazia dello Spirito Santo, che scatiurisce dai Sacramenti (Misteri) della Chiesa e specialmente della Divina Liturgia, proporzionalmente alla nostra purezza e zelo spirituale.

Perciò durante tutte le adunanze ecclesiastiche obbligatoriamente si fa uso della Preghiera del Signore, cioè del ‘’Padre nostro’’.

Ed è, come è noto, antichissima la costituzione del quotidiano settimanale ordinamento Chiesa cristiana, sia in Oriente che in Occidente, osservato sin di oggi presso di noi senza deviazione e specialmente nei Sacri Moansteri, luoghi per eccellenza di adorazione in preghiera di Dio, nei quali si realizza l’esortazione paolina ‘’pregate senza interruzione’’.

Però la necessità pratica su ciò dei fedeli nel mondo, che hanno tante molteplici ocuppazioni, cure e pensieri della vita, ha avuto come conseguenza l’applicazione della preghiera monologica – detta comunamente Preghiera di Gesù, cioè quella di ‘’Signore Gesù Cristo abbi pietà di me’’ - che non richiedeva un speciale luogo di culto, ma nell’interno del tempio del corpo, cioè della nostra mente, celebrata misticamente, in modo tale d’attuare la frase del nostro predecessore fra i Santi Gregorio il Teologo: ‘’Piuttosto ricordando Dio che ispirando’’. E’ perciò, ammirabile la filantropia del Signore, che tramite molteplici mezzi che si mostrano così tanto semplici, rende condiscendentemente sè stesso per noi - umili e indegni - cibo di santificazione e immortalità.

Basandoci allora sull’estrema filantropia del Signore misericirdioso, navighiamo l’alto mare della vita presente, lottando evangelicamente per spogliarci dell’uomo vecchio e vestirci del nuovo, fatto secondo Cristo. Questa lotta, sicuramente, non è sempre facile, come riferisce caratteristicamente il divino Paolo nella sua lettera ai Romani. Le passioni naturali e acquistate, che oscurano il secondo l’immagine ognuno di noi e ci ostacolano nella continua visione mistica della Persona divina, hanno bisogno della forza dall’alto, che viene concessa dalla Chiesa, per essere sottomesse e trasformate in passioni divine, secondo San Greogorio Palamas.

Diletti fratelli e figli amatissimi,
con molta e ininterrotta gratitudine abbiamo l’obblico di ringraziare il nostro Signore e Salvatore per tutti i beni celesti donatici, e specialmente per la possibilità di diventare eternamente partecipi per grazia della Sua Divinità. Quanti nostri prossimi ci sono che ignorano la loro predestinazione sul nostro planeta! Chi mai abbiamo dato qualcosa di importante a Dio e ci ha onorato di sua propria volontà facendoci membri della Chiesa e famigliari dei Suoi Santi? Perciò questo Suo amore deve spingerci con generosità, ancora di più, per approfontire il mistero della nostra chiamata e di realizzarla continuamente, operando i comandamenti evangelici come filgi e non come servi o stipendiati, secondo San Basilio il Grande.

Stasera è il Vespro di Sabato, e liturgicamente siamo entrati nella giornata ecclesiasticamente resurrezionale, secondo la quale ogni settimana glorifichiamo il nostro Signore gloriosamente resuscitato dalla tomba, credendo che anche noi saremo con-risuscitati e con-glorificati con Lui nel regno eterno, se però vivremo qua come figli della resurrezione e miriamo le cose eterne e restanti, trasformati in tale modo in vangeli animati e predicatori silenziosi della speranza sicura che è in noi, la quale è lo stesso Gesù Cristo, che si è rivestito ineffabilmente della nostra carne e l’ha reso incorruttibile con la Sua passione e la Sua resurrezione.

E’ fatto incontestabile, fratelli diletti, che la società moderna sempre di più si allontana dalla percezione teocentrica della vita, negando volontariamente la discendenza divina e lo scopo della nostra esistenza, che si trova la sua giustificazione nella persona del risuscitato Dio-Uomo Gesù. Questo bufera ideologica dell’idolatria pratica, tante volte trascina pericolosamente anche noi, mettendo in evidenza l’immediatezza dei sensi e nascondendo dagli occhi dell’anima i misteri della Divina Economia, non visibili però esistenti. Perciò bisogna avere sempre risuonate negli orecchi interiori della nostra esistenza quanto il celeste Paolo ha scritto agli antichi Colossesi: ‘’State attenti a che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia il vuoto inganno secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo, poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi siete stati riempiti in lui’’ (Col 2, 8-9). Quando, allora, molteplici pensieri di dubbio martellano le nostre esistenze, ricordiamoci quanto sopra detto e chiediamoci insieme all’entusiasta Apostolo Petro: ‘’Signore, da chi ci andremo? Tu hai parole di vita eterna’’. Di queste parole che ci danno la vita eterna, magari tutti possiamo diventare vitalmente partecipi, per grazia e benevolenza del nostro Dio adorato nella Trinità, come nel passato i Santi della nostra madre Chiesa. Amen.