Prot. N. 735

+  B A R T O L O M E O
PER GRAZIA DI DIO ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI,
NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO

A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA E PACE
DAL  CREATORE E CONSERVATORE
DI TUTTO IL CREATO
IL SIGNORE E DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO


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Fratelli e Figli amati nel Signore,

E’ arrivato il primo settembre, il primo giorno dell’anno ecclesiastico, che da anni  come  Patriarcato Ecumenico e di seguito come Chiesa Ortodossa nel suo insieme, abbiamo costituito quale giorno di preghiera per l’ambiente. Da allora, grazie anche a tale nostra iniziativa, si è generalizzato l’interesse per la protezione dell’ambiente naturale e si prendono molte misure sull’argomento per la sostenibilità e l’equilibrio degli ecosistemi, ma anche per ogni problema afferente a queste cose.
Così come certamente è conosciuto e viene testimoniato che “le leggi della natura non si sciolgono, ne vacillano, ma restano immutate” (G. Crisostomo, Al povero Lazzaro VI, P.G. 48,1042), abbiamo bisogno oggi di rimettere al centro della nostra attenzione  gli interventi invisibili dell’uomo nell’equilibrio dell’ambiente, che è turbato non solo da evidenti forze devastatrici, come lo sradicamento dei boschi, la estrazione eccessiva delle acque, lo sfruttamento eccessivo in genere delle risorse naturali ed energetiche e la contaminazione  attraverso la perdita ed il deposito di  sostanze tossiche e chimiche,  di grandi zone della terra e dei mari, ma anche attraverso azioni non visibili ad occhio nudo. E tali sono gli interventi sui genomi degli esseri viventi e la creazione in questo modo di specie modificate, con conseguenti sviluppi successivi non conosciuti, come la scoperta  di come liberare  forze immani, atomiche e nucleari, il cui non corretto uso può far scomparire ogni forma di vita e civiltà sul nostro pianeta.
In questi casi non sono la avidità e il desiderio di sopravvento  i soli criteri di coloro che aspirano ad intervenire e modificare le realtà viventi che Dio ha fatto “come cosa buona”, ma anche la superbia di taluni che si schierano contro  la Sapienza di Dio e si rivelano come capaci di migliorare la Sua opera. Questo stadio psichico è caratterizzato dagli Antichi Greci come “ybris”, cioè sfrontatezza tronfia di chi ha una mente limitata davanti al Creatore Onnisciente ed Onnipotente.
Naturalmente non opponiamo resistenza alla ricerca scientifica, se e per quanto concede servizi vantaggiosi all’uomo e all’ambiente. Allo stesso modo l’utilizzo dei suoi risultati per la terapia, per esempio, di malattie, è naturalmente legittimo, ma lo sfruttamento commerciale forzato di prodotti della attuale tecnologia chimica e biologica, prima dell’accertamento che per l’uomo siano innocui, è sicuramente da condannare,  in quanto ripetutamente ha portato  l’uomo e l’ambiente verso tragiche conseguenze.
La scienza, ben facendo, esamina continuamente e si sforza di spiegare l’ordine e l’insieme delle leggi naturali. Il comandamento di Dio verso i progenitori “dominate la terra” (Gen. 9,1) da il permesso dell’esamina e della conoscenza dei meccanismi fisici e biologici, che agiscono in essa, perché l’ambiente naturale sia nel suo insieme paradisiaco.
Basta che l’aspirazione della conoscenza ed il suo sfruttamento non mirino solo al profitto e non siano un tentativo arrogante di costruzione di una nuova torre di Babele, attraverso la quale la creatura cercherà di arrivare  e probabilmente, secondo l’alterigia di alcuni, a superare lo stesso Creatore. Purtroppo l’uomo dimentica a volte che “li ha creati lo stesso autore della bellezza” (Sap. 13,3), e la mano del Signore “ha posto le fondamenta della terra e la sua destra ha disteso i cieli” (Is. 48,13).
Compito dunque di noi pastori della Chiesa e degli uomini dello spirito e della scienza, ma anche di tutti i cristiani devoti, è di lavorare per il bene e principalmente di pregare che Dio, Creatore di ogni cosa, illumini gli scienziati che si occupano soprattutto dei temi sopra citati, di introdursi  nelle cose più profonde di questi, con umiltà davanti a Lui e con rispetto verso l’ordine e l’insieme delle leggi naturali e di evitare per motivi di sfruttamento economico o altri, come abbiamo citato, l’uso affrettato dei risultati della loro ricerca. C’è bisogno di lunga esperienza per attestare che gli effetti benefici, accertati dalla applicazione delle nuove conoscenze,  non provochino dannosi effetti collaterali per l’ambiente e naturalmente per l’uomo stesso.
Secondo la creazione del mondo, la voce allora e il primo dettame del Signore “è divenuta tale legge della natura ed è rimasta sulla terra e da lì in poi ha concesso la forza ad essa di generare e di dare frutti…” (Basilio il Grande, Esamerone cap. IX, P.G. 29, 96A), assicurando la sua sostenibilità. E la terra continuerà a generare e a fruttare per quanto viene lasciata in questo ordine naturale e per quanto noi abitanti in essa, camminiamo secondo i dettami ed i comandamenti di Dio e li custodiamo e attuiamo. Allora Lui solo “vi darà le piogge alla loro stagione e la terra darà prodotti e gli alberi della campagna daranno i loro frutti […] e avrete cibo a sazietà e abiterete tranquilli il vostro paese. E la guerra non passerà per il vostro paese”. (Lev. 26,4-5).
Pregando il Signore in questo giorno augurale e all’inizio del nuovo anno, con Gesù di Nave, Simeone Stilita ed i Sette Fanciulli di Efeso e col sacro Salmista Davide, affinché invii il Suo Spirito e restauri la faccia della terra (Sal. 103,30), benedicendo l’opera delle Sue mani e rendendoci degni di portare a termine con profitto il periodo dell’anno, invochiamo per coloro che esplorano le forze della natura, la illuminazione, la grazia e la benedizione dello Spirito Santo. Amen.