BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI-NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO

DISCORSO DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO
DURANTE LA GIORNATA DELL’UNIVERSITA’
‘’ALMA MATER STUDIORUM’’ DI BOLOGNA SUL TEMA
‘’LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE’’

(18 Novembre 2005)
* * * * *

IL PATRIARCATO ECUMENICO
DI FRONTE AL PROBLEMA ECOLOGICO

Eccellentissimo fratello, Arcivescovo di Bologna, Signor Carlo Caffarra,
Eminentissimo e diletto fratello in Cristo, Metropolita d’Italia e Malta, Signor Gennadios,
Eminenze, Eccellenze,
Chiarissimo Professor Signor Pier Ugo Calzolari, Rettore Magnifico della nota e famosa Università ‘’Alma Mater Studiorum’’,
Chiarissimi Signori Professori,
Eccellentissimi Signori,
Cari ed eletti partecipanti,

Esprimiamo in primo luogo i calorosi ringraziamenti della nostra Umile Persona, e del Patriarcato Ecumenico da noi rappresentato, al Rettore Magnifico e al Senato Accademico dell’Università ‘’Alma Mater Studiorum’’ per il suo invito d’onore a noi per esporre al vostro amore il ruolo del Patriarcato Ecumenico riguardo le questioni ecologiche. Rispondiamo con gioia alla richiesta, perché il tema della salvaguardia dell’ambiente naturale davvero scuote fortemente le corde del nostro cuore e ci spinge a lavorare con zelo per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, tramite la quale può essere attivata l’amministrazione d’ogni dove perché siano prese le misure necessarie. Ma anche l’attenzione e la sensibilità di ogni persona di fronte alle catastrofi dell’ambiente possono contribuire molto al miglioramento della situazione. Una costa, per esempio, può essere distrutta dal sudiciume dei bagnanti di uno solo giorno, mentre può essere conservata pulita per tutto l’anno grazie alla cura dei dagnanti di un anno, sensibilizzati.

In secondo luogo, vi ringraziamo perché avete sacrificato tempo prezioso per ascoltare da noi il nostro appello per una più grande sensibilizzazione delle società su questo serio tema, che minaccia non soltanto la salute dei cittadini, ma in lungo tempo anche la loro vita. Perché, come è più o meno ampiamente noto, le attività d’inquinamento di alcuni settori diffondono nell’atmosfera sostanze letali, che in tanti modi attaccano l’uomo e talvolta provocano anche la morte delle persone più sensibili.

La scienza moderna, parallelamente all’attività economica, ci obbliga di accettare la verità cristiana dell’unità del futuro dell’umanità. Ancora, anche fin d’oggi, sopravvive certamente lo spirito individualista, tanto in ognuna dlle persone, quanto anche in omogenei gruppi nazionali, o di tribù, o linguistici, o altri, che desiderano di sopravivere a spese degli altri. E dal desiderio del godimento di sempre più beni materiali, nascono conflitti tra i rivendicatori di questo prodotto naturale o artificiale, che di solito distruggono sia i rivendicatori che le cose rivendicate.

D’altra parte, lo sviluppo moderno riguardo i mezzi di trasporto di persone, beni, informazioni e servizi ha fatto diventare l’umanità una società globale, dentro la quale con difficoltà si conservano gli elementi della particolarità prorpia dei popoli e delle civiltà. E mentre, per affrontare questo torrente delle influenze economiche e culturali, quanti vogliono conservare la loro identità culturale prendono secondo la propria ispirazione misure educative e legislative necessarie, l’aggressione dell’inquinamento colpisce tutti, indifferentemente delle distanze: anche chi non sente la propria esistenza nel suo ambiente.

E’ stato constatato dalla scienza che un gas inquinante diffuso in qualche punto della terra sarà ripartito, dopo alcuni anni, in parti uguali in tutta l’atmosfara della terra. I movimenti caotici delle masse atmosferiche, anche se non è possibile studiarle separatamente, conducono nel loro insieme alla stessa uguale ripatizione dell’inquinamento atmosferico. Nell’epoca antica del Diritto romano, l’emissione di sporcizie, che danneggiava lo stabile vicino, era possibile impendirla con decisione del tribunale. Ma oggi l’inquinamento, per constatazione scientifica, non danneggia soltanto lo stabile vicino o lo Stato vicino, ma tutto l’ambiente della globale già terra. Involontariamente, dunque, e improvisamente, siamo costretti a comprendere la realtà che il futuro di tutti gli uomini è comune, che qualunque atto dell’uno danneggia o beneficia tutti e che soltanto con la collaborazione e il generale miglioramento morale possiamo trare vantaggio reciproco con la volontaria soppressione delle nostre azioni che sono nocive per tutti.

Purtroppo, non possiamo chiuderci in qualche luogo chiuso e respirare l’aria pulita con i nostri tanti mezzi econonici. Non possiamo mangiare cibi che non hanno subito l’influenza dei raggi radioattivi o delle sostanze chimiche che circolano nelle acque, nell’atmosfera e nel suolo. Non possiamo goderci il sole da una posizione non influenzata dal buco dell’ozono. Non possiamo ancora vivere in un punto della terra che non sia influenzato dalla crescita della temperatura della sua atmosfera e dai cambiamenti del clima da ciò provocati e da altri che riguardano lo spazio e il terreno. Neanche possiamo trovare un luogo che non sia riempito dalle molteplici e di ignota - sin questo momento - influenza di radiazioni, che principalmente vengono usate nella moderna tecnologia, dove domina la trasmissione senza fili di informazioni e direttive. Ma neanche la ricerca semplicissima e tanto necessaria di un angolo tranquillo e inattaccabile dall’inquinamento acustico, nel cui poterci davvero riposare, non possiamo accontentarci, perché oltre i suoni delle piccole attività dei nostri vicini, una grandissima massa di molteplici suoni, ultrasuoni e sob-suoni si alza dalle megalopoli al cielo e da lì scende in ogni estremità della terra, sopra la quale inoltre volano orgoliosamente i moderni aerei ultrasonici. Tutti questi suoni, entro oppure oltre lo spettro acustico danneggiano il nostro sistema nevroso, anche quando i nostri sensi non li percepiscono.

Di fronte questa massa di fattori inquinanti, pericolosi per tutti gli uomini, una sola forza può resisterre: la coscienza dell’uomo. La coscienza è l’unica forza che l’uomo può opporre alla perpetrazione di un nascosto atto di inquinamento e di una piccola azione catastrofica per l’ambiente. Se da un giardino ornato da fiori e tutto verde di una città ognuno dei suoi cittadini stacca un fiore soltanto o una foglia, in poche ore non ci sarà neanche una traggia di quel bel giardino. E se nell’atmosfera, ipoteticamente pulita, di una città ogni cittadino fuma una cigaretta o guida un’automobile, dentro poche ore tutti respireranno un’aria caricata di tanti novici elementi. Lo sviluppo tecnologico e le condizioni econoniche hanno costituito inevitabile fino a un termine l’inquinamento e talvolta la distruzione dell’ambiente naturale. La coscienza può convincere ogni uomo di limitare allo stretto inevitabile ogni genere d’inquinamento che proviene da lui.

Il ruolo del Patriarcato Ecumenico è di sensibilizzare questa coscienza. Non abbiamo la possibilità di prendere misure amministrative o legali per eliminare l’inquinamento o i danni ambientali. Non abbiamo i mezzi meteriali per riparare i danni già fatti all’ambiente naturale. Cerchiamo, allora, di convincere quanti, nostri vicini, possiedono i mezzi o il modo, di fare quel che possono, sia in piccolo, nell’ambito dell’azione individuale, sia in grande, nell’ambito dello sforzo collegiale di un Governo o di un altro ente.

Per la sensibilizzazione delle coscienze al tema in merito, non invochiamo argomenti di interesse come quelli che si riferiscono ai pericoli per la vita o per la nostra prosperità di vita, provocati da ogni tipo di inquinamento e distruzione dell’ambiente. Invochiamo argomenti anche morali, e specialmente dalla Santa Scrittura, che possono commuovere i cuori dei fedeli, alcuni dei quali forse non si ocuppano del mondo naturale e del nostro ambiente naturale.

In merito, il padre della storia – Erodoto - riferisce che in una regione dell’Asia Minore che aveva visitato, i suoi abitanti con timore e attenzione evitavano di inquinare i fiumi perché credevano che ciò lo proibisce Dio. I de.mitizzatori di oggi forse sorrideranno e diranno che questa credenza era un pregiudizio o superstizione attentamente coltivata, allo scopo di conservare pulita l’acqua dei fiumi durante tutto il loro percorso a favore della protezione degli uomini che abitavano sulle loro rive. Ma la protezione della loro salute non la vuole forse Dio? Di conseguenza, colui che convince quegli uomini a non inquinare il fiume, agì veramente secondo l’ispirazione di Dio. Magari crescano anche oggi quelli che - secondo ispirazione di Dio - convincono il loro prossimo a non inquinare in genere l’ambiente naturale.

Ecco che Dio - secondo la Santa Scrittura – insieme alla creazione dei progenitori ha messo loro nel Paradiso terrestre e ha dato loro e ai loro discendenti il comandamento ‘’di lavorare e custodirlo’’. Dopo la loro espulsione da questo paradiso, il comandamento ‘’lavorare e custodire’’ vale per tutta la terra, che è diventata già d’allora abitazione del genere umano. Abbiamo, dunque, il diritto di nutrirci, di vestirci e di procurarci dalla terra tutto il necessario per vivere (in questo consiste il comandamento ‘’lavorare’’), abbiamo però anche l’analogo obbligo e dovere di effettuare questo sfruttamento in modo che sia conservata la capacità della terra di produre anche in futuro gli stessi beni, per il mantenimento di quanti nasceranno dopo (in questo è il contenuto del comandamento ''custodire’’).

D’altra parte, Dio ha creato tutto molto bene e ha regolato sulla terra l’equilibrio e l’armonia ecologica, che non deve essere disturbata con azioni inconsiderate, perché il turbamento di questo equilibrio danneggierà sia noi che il nostro prossimo. E poichè la nostra coscienza non ci permette di danneggiare il prossimo, non deve permetterci anche azioni dalle quali indirettamente, e a fuoco lento, possa essere danneggiato lui.

Sicuramente rispettiamo la creazione di Dio anche per la ragione che rispettiamo Dio e la Sua opera. Ma non abbiamo una coscienza timorosa verso l’utilizzo normale dell’ambiente naturale e le alterazioni che provoca questo uso. Ciò (diciamo), perché abbiamo in vista la gerarchia degli esseri secondo l’ordine di Dio, secondo il quale l’uomo è re del creato e il creato servitore delle sue necessità. Di conseguenza, nè consideriamo l’uomo uguale alle altre creature, in modo di non sacrificare nessuna di esse per favore degli uomini, come alcuni arrivando agli estremi insegnano, nè esitiamo di prendere dalla terra, con ringraziamento e riferimento a Dio, quanto con saggezza e sobrietà è necessario per la nostra vita.

Il Patriarcato Ecumenico per sensibilizzare le coscienze degli uomini e specialmente di quegli Ortodossi e non Ortodossi Cristiani che lo rispettano e forse anche di alcuni di altre religioni, proclama continuamente la necessità, e anche il dovere morale di tutti gli uomini, di proteggere l’ambiente naturale da catestrofi e inquinamenti d’ogni tipo.

Più specificamente, in primo luogo ha costuito - con decisione del suo Santo e Sacro Sinodo in data 6 giugno 1989 - il primo di settembre di ogni anno come giornata di preghiera dei Cristiani Ortodossi per la salvaguardia dell’ambiente naturale. Questa decisione fu aprovata più tardi anche da tutte le locali Chiese Ortodosse. Da allora in poi, dall’anno 1989, regolarmente ogni anno, con relativo messaggio Patriarcale, che si legge in chiesa, ricorda questo dovere ai fedeli. Inoltre, dall’anno 1994 regolarmente ogni anno ha funzionato negli spazi della Sacra Facoltà Teologica di Chalki – chiusa dall’anno 1971 con decisione delle Autorità – un Seminario ecologico fino all’anno 1999.

Oltre ciò, il Patriarcato Ecumenico ha organizzato in collaborazione con il Presidente della Commissione dell’Unione Europea i Convegni sulla rotta di Patmos, Mar Nero, Danubio, Adriatico e Baltico, durante i quali sono stati esaminati, con il contributo di tanti specialisti scientifici i problemi dell’inquinamento delle acque. Alla fine del nostro IV Convegno, quello del Mar Adriatico, nella vicina Venezia abbiamo firmato insieme con l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II una comune Dichiarazione per l’ambinete, che sicuramente conoscete.

In fine, la nostra Umile Persona ha partecipato in molti Convegni ecologici e abbiamo pronunciato tanti discorsi e abbiamo indirizzato un gran numero di messaggi analoghi. Con tutto ciò cerchiamo di sensibilizzare la coscienza degli individui, di Organizzazioni e Governi sulla stretta necessità di proteggere l’ambiente naturale, dentro il quale viviamo.

Speriamo che gli sforzi, tanto del Patriarcato Ecumenico, quanto anche di tante altre persone, che si ocuppano del tema in questione, perteranno nel futuro vicino buoni risultati. Ciò l’auguriamo con tutta l’anima.

Vi ringraziamo per l’attenzione con la quale ci avete ascoltato.

La Grazia di Dio Cretaore di tutto e la Sua abbondante Misericordia siano con tutti voi. Così sia.